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| ottobre 2006 | ||||||||||||
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dalla UE
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Ogni anno, all'inizio dell'estate, al cittadino è presentata una vasta gamma di prodotti solari, tra i quali egli deve districarsi per selezionare il prodotto che gli consenta di proteggersi in maniera adeguata. La protezione deve essere attuata nei confronti dei due tipi diversi di raggi UV pericolosi: i raggi UVB, responsabili delle scottature, ed i raggi UVA, capaci di provocare l'invecchiamento prematuro della pelle, interferenze con il sistema immunitario e che, probabilmente, costituiscono un elemento importante che contribuisce ad aumentare il rischio di cancro della pelle. Tuttavia, la scelta si presenta ardua: da anni viene evidenziato come i prodotti per la protezione solare sono etichettati in maniera problematica, difficilmente comprensibile, con indicazioni non uniformi, con le prevedibili conseguenze per la corretta informazione dei consumatori. Per la Commissione delle Comunità Europee migliorare la situazione attuale significa dare modo ai consumatori di effettuare gli acquisti di prodotti i quali, oltre ad essere sicuri, come previsto chiaramente dalla Direttiva Cosmetici, siano presentati in modo chiaro ed univoco. Pertanto, sono state create le premesse per giungere a fornire indicazioni chiare e precise sulle modalità in cui i prodotti per la protezione solare devono essere etichettati: in primo luogo uniformando la presentazione dei livelli di protezione (attribuiti con l'utilizzo di metodi di prova standardizzati), ed in secondo luogo cercando di eliminare affermazioni inesatte o fuorvianti che possono dare l'impressione di una protezione diversa da quella reale, come ad esempio "schermo totale" ovvero "protezione totale", infine indicando chiaramente e in modo comprensibile sulle etichette le istruzioni d'uso affinché il consumatore possa utilizzare il prodotto per la protezione solare in modo corretto. l'Esecutivo europeo negli ultimi mesi ha completato la consultazione pubblica, iniziata il 4 maggio 2006, per migliorare il sistema di informazione ed etichettatura dei prodotti per la protezione solare. In base allo scopo ed ai dettami della Direttiva Cosmetici (76/768/CEE) il documento può essere presentato solo come Raccomandazione non cogente per normare i metodi di protezione solare e le aggettivazioni. La Commissione pertanto ha emesso una raccomandazione per assicurare che l'industria utilizzi un sistema di etichettatura dei prodotti semplice, standardizzata e comprensibile a partire dal 2007. Definizione: s'intende per prodotto solare (sunscreen) ogni tipo di preparazione applicata sulla cute allo scopo esclusivo o prevalente di proteggerla dalle radiazioni UV. Il 26 settembre 2006 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea la Raccomandazione 2006/647/CE della Commissione delle Comunità Europee del 22 settembre 2006 sull'efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni, con particolare riguardo all’efficacia minima per assicurare un livello elevato di tutela della salute pubblica e le modalità per garantire che l’etichettatura dei prodotti solari risulti semplice e comprensibile, e possa essere di aiuto al consumatore nella scelta del prodotto adeguato. D'altro canto, la raccomandazione prevede di far ricorso ad opportune avvertenze per evitare che le caratteristiche dei prodotti in ordine alla protezione solare formino oggetto di una errata percezione. Infatti, le indicazioni relative all’efficacia dei prodotti per la protezione solare dovrebbero essere semplici e pertinenti e fondarsi su criteri identici onde aiutare il consumatore a confrontare e a scegliere il prodotto giusto per una data esposizione e per un determinato tipo di pelle. Tra le indicazioni date in proposito, consultabili sul testo della raccomandazione, viene sottolineato come sia necessario disporre di indicazioni uniformi sulla protezione dagli UVA per facilitare al consumatore la scelta di un prodotto che protegga dai raggi sia UVB che UVA. Inoltre, viene ribadito che la molteplicità di numeri utilizzati sulle etichette per indicare il fattore di protezione non contribuisce all’obiettivo di fornire indicazioni semplici e pertinenti. Ciò, in quanto si ritiene che l ’aumento di protezione da un numero al successivo è trascurabile, soprattutto nella fascia di fattori più elevata. Un prodotto solare dovrebbe garantire un grado minimo di protezione che dovrebbe essere il seguente:
Pertanto, l’etichettatura a partire da una di quattro categorie (protezione «bassa», «media», alta e «molto alta», dove ogni categoria dovrebbe equivalere a un grado normalizzato di protezione contro i raggi UVB e UVA) permette di fornire indicazioni più semplici e pertinenti sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare rispetto a una varietà di numeri diversi. La categoria dovrebbe pertanto figurare sull’etichetta in maniera altrettanto visibile del fattore di protezione solare. Il fattore di protezione solare potrà quindi essere espresso in etichetta utilizzando le quattro classi di protezione:
La nuova raccomandazione, emanata con l'approvazione del COLIPA (European Cosmetic Toiletry and Perfumery Association), prevede che le indicazioni in essa contenute dovranno essere utilizzate per tutti i prodotti per la protezione solare, compresi quelli importati dai Paesi extra-UE.
Creme
solari ai bambini, rischi e benefici A cura de Il Pensiero
Scientifico Editore
Un articolo sulla rivista Clinical Inquiries spiega come, quando e quanto vanno usate le creme dotate di filtri protettivi per le radiazioni solari. Infatti le ricerche non forniscono dati univoci sul rapporto rischi-benefici dell’uso delle creme; il fattore discriminante per una buona prevenzione è essere bene informati sull’uso appropriato di tali creme in base alla situazione, al tempo di esposizione, all’età del bambino e al tipo di pelle. I danni causati dal sole sono da imputare alle radiazioni ultraviolette (UV), che sono un fattore comprovato di rischio per la salute della pelle. Mentre gli UVB sono responsabili delle conseguenze più spiacevoli a breve termine, come l’infiammazione, il dolore e l’eritema causate dalla “scottatura”, gli UVA danneggiano la cute a lungo termine, causando invecchiamento precoce della pelle e conseguenze anche più gravi; un’esposizione prolungata e sistematica ai raggi solari può provocare un aumento dei nei, che a loro volta possono in alcuni casi trasformarsi in melanomi in età più avanzata. Specialmente i bambini con la pelle chiara, sottoposti ad un’esposizione eccessiva e alle scottature solari che ne conseguono, possono correre in età adulta un rischio superiore di cancro della pelle. I filtri solari sono efficaci nel ridurre la penetrazione della pelle dalle radiazioni. Tuttavia, anche se le creme con fattore di protezione (specie 12 o superiore) effettuano un effetto protettivo, questo aspetto può essere vanificato da un prolungamento dell’esposizione, causato da false sicurezze e da una scarsa comprensione del meccanismo protettivo. Infatti la crema si limita a ritardare gli effetti dell’esposizione ai raggi solari (ad esempio una crema con fattore di protezione 4 moltiplicherà per quattro il tempo di esposizione che occorre prima di avere effetti indesiderati); ma solo indossare indumenti coprenti garantisce una protezione assoluta. Questa variabilità nell’utilizzo delle creme spiega in parte i risultati, spesso contraddittori, delle ricerche che studiano gli effetti protettivi a lungo termine delle creme solari. A complicare il quadro si inseriscono considerazioni sugli effetti collaterali delle creme in soggetti molto giovani o predisposti. Infatti in alcune persone la crema può scatenare reazioni allergiche ad alcune componenti; inoltre la pelle dei bambini più piccoli ha differenti caratteristiche di assorbimento, il che negli Stati Uniti ha portato la Food and Drug Administration ad emettere la raccomandazione di evitarne l’uso nei bambini sotto i sei mesi di vita. Questo non significa tuttavia che i neonati vadano esposti al sole senza protezione, ma piuttosto che siano coperti con indumenti. Laddove ciò non sia possibile, meglio usare la crema. Le raccomandazioni degli esperti comprendono il consiglio di riapplicare la crema ogni 2 o 3 ore, specialmente dopo il bagno a mare, e sottolineano l’importanza di usarne un quantitativo adeguato e di evitare comunque l’eccessiva esposizione. “I genitori”, osserva Christopher Thurman, della Oklahoma State University, “non devono cullarsi in un illusorio senso di sicurezza indotto dall’uso del filtro solare, lasciando che si prolunghi l’esposizione al sole”. Fonte: Meurer LN, Jamieson B. What is the appropriate use of sunscreen for infants and children? Clinical Inquires 2006;55(5):437-440. antonella sagone
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